6mistakes at Narrazioni Jazz Live Hall Metropolitana 2017

by 6MISTAKES®

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about

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6mistakes
at Narrazioni Jazz
Live Hall Metropolitana
Turin, May 19th, 2017



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EHR® Reprises - The DigiBoots
aka THE ARK (the ElectricJukeBox)

credits

released July 1, 2017

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6mistakes

live at Narrazioni Jazz Live Hall Metropolitana, 19-05-2017






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EHR® reprises: digiARKives: the No-Fi Boot.
from: "6m: LIVE AT NARRAZIONI JAZZ MMXVII" (LP)





Mario Pandiani – Markos Tsomidis presenta:

6mistakes:
Mario “Markos Tsomidis” Pandiani electronics, soprano sax
Francesco Partipilo drums, tenor & soprano sax
Linda Messerklinger vocals
Maurizio Suppo guitar, effects
Carlos Aguirre, bouzouki
Gabriele Tommaso, bass



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[from LP liner notes by MP: "The Dead"]: "“I Morti”
geografia dell’assenza

Nel suo incontro con l’eroe Achille nell’Ade, Odisseo, riceve una confessione amara e disperata, che, immaginiamo, capirà solo, quando alla fine del suo viaggio, al suo ritorno, nasconderà la propria identità alla moglie a lungo desiderata, quando, dopo gli anni del suo lungo pellegrinaggio mediterraneo la incontrerà finalmente a Itaca.

“Non lodarmi la morte, nobile Odisseo. Ti dico che preferirei coltivare i campi al servizio di un altro, anche di un povero, con scarsi mezzi di vita, che regnare su tutti i morti defunti.” Dice Achille. Sì, Odisseo preferirà meschinamente celarsi nelle vesti di un povero, ridotto a mendicare in casa propria, che rivelarsi alla sposa e rischiare la morte, nasconderà la sua presenza per non perdere nuovamente quella di lei, assaggerà così l’assenza più amara da quando partì per il suo viaggio, quella che si può unicamente provare di fronte alla presenza più desiderata, e questa crediamo sia l’esperienza più prossima alla morte. I morti si incontrano in solitudine, per entrare nell’isola dei morti si diventa isole in se stessi, per dare loro ancora una voce, soli per non confondere quel suono col vociare del mondo, perchè non si interrompa definitivamente ciò che è definitivo per sua natura.
Quattro isole, (6mistakes, gruppo underground del XXI secolo), cantano le voci di quattro eroi, disegnandone le rotte, percorrendone i sentieri, senza evocazione corale, senza rappresentazione in simulacri, senza ecatombi propiziatorie o riti apotropaici. La relazione con i morti è auditiva, troppo dall’antichità ci priva della vista in questo incontro per tentarne una figurazione concreta. Lontana da ogni formula di comportamento, l’azione artistica si spoglia progressivamente di tutte le consuetudini di tutela e cerimoniosità, per lasciar posto a una conversazione informale tra le due sfere.
Perché se tra i due mondi, quello dei viventi e quello dei morti, non c’è simmetria, e, essendo negato principalmente lo spazio della visione, rimane la reciprocità delle voci, dei suoni che accompagnano il viaggio di una vita nella presenza costante di chi resta e di chi è andato, superando dolorosamente questo abisso di spazio e tempo.
Ascoltiamo più musica di morti che di vivi normalmente, oggi è il medium più usuale per questa conversazione, e sono quattro brani che raccontano questa prossimità, tre di autori morti e uno di un artista, vivente nonostante tutto, un eroe che ha attraversato la morte. Questa simultaneità, questa compresenza, ha però necessità di luoghi, di sottili margini in cui attuarsi, luoghi non scevri di suggestione e di stupore, e ore sue proprie, di cui ognuno fa esperienza. "




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